Acerra (NA) 13 ottobre e dintorni

Acerra 13 ottobre 2007I primi due report sulla importante e partecipata manifestazione di Acerra del 13/10/07 “contro il piano rifiuti” (il 2° , è il resoconto apparso sul “Mattino”): le prossime tappe del movimento contro l’incenerimento sono la partecipazione allo sciopero del 9 novembre, la giornata mondiale del 28 novembre” contro l’incenerimento”, la partecipazione alla manifestazione del 1° dicembre a Roma “in sostegno dell’acqua pubblica e dei beni comuni”.
La manifestazione di sabato scorso è stato un momento importante per le lotte in difesa della salute e dell’ambiente in Campania. Forse, quella di Acerra con le sue 8.000 persone in piazza è stato un passaggio più importante ancora dei 20mila in piazza a Napoli il 19 maggio scorso.

Siamo ritornati nelle strade di Acerra contro l’inceneritore e per un nuovo piano rifiuti a 3 anni dagli scontri del Pantano, a tre anni da quelle cariche indiscriminate che attaccarono un corteo aperto da donne e bambini in passeggino, tra anni da quei gas Cs che soffocarno 30 mila persone scese in piazza quel giorno contro quel mostro voluto da governo Prodi e Berlusconi e sostenuto da Fibe, Bassolino e dall’attuale commissario straordinario Pansa.

Feroce repressione ad Acerra 2004La manifestazione di sabato scorso aveva un primo obiettivo che e’ stato centrato in pieno: battere la rassegnazione e la paura. La paura della feroce repressione e la rassegnazione di chi ha visto crescere quei tre camini dell’inceneritore giorno dopo giorno. Seppure la Questura di Napoli le ha provate tutte, con provocazioni assurde come gli idranti dei carabinieri piazzati all’interno della stazione di Acerra oppure l’occupazione militare del piazzale della stazione da dove e’ partito il corteo, le migliaia di persone in piazza sabato hanno battuto la paura e sconfitto la rassegnazione facendo riaccendere nuovamente quel fuoco di partecipazione della comunità’ acerrana che e’ stata un esempio di resistenza per tutto il paese.

Acerra: fermato il Sindaco 2004Infatti dopo quel 29 agosto del 2004 si sono diffuse le lotte in difesa dei beni comuni in tutto il paese come un moto di partecipazione politica e sociale tesa a costruire comunita’ ribelli. Un insorgenza sociale che e’ assolutamente biopolitica e lo ha dimostrato in tutte quelle comunita’ che sabato scorso sono arrivate ad Acerra : No Tav, No Dal Molin, No Inc della Sicilia, i comitati contro gli inceneritori della Toscana, della Puglia, della Calabria, da Montale a Gioia Tauro le lotte per la salute e l’ambiente sono arrivate ad Acerra.

La grande partecipazione da Napoli e dal resto della Campania ha confermato come il lavoro in rete abbia sedimentato sui territori delle comunità più’ o meno grandi che non sono NIMBY e che sono irriducibili a qualsiasi logica di rappresentanza o mediazione politica, comunità’ che hanno trovato nella dimensione rizomatica la loro stessa forza. Ed e’ per questo che la presenza delle altre comunità’ della Campania da Giugliano a Terzigno, da Serre a Battipaglia e’ da segnalare come un fenomeno importantissimo, perché nonostante questi territori siano stuprati da discariche, depositi di ecoballe, inquinamento delle falde acquifere, comprendono la fase strategica della resistenza contro l’inceneritore di Acerra, fermando il quale si puo’ garantire un nuovo piano di rifiuti senza inceneritori e megadiscariche.

Infine il lavoro prezioso e certosino delle strutture di movimento napoletane, almeno quelle che c’hanno creduto dall’inizio alla fine in questa manifestazione nazionale, ha dimostrato come dalle lotte in difesa dei beni comuni si possa trovare una rigenerazione del modo di stare in movimento a partire dal corpo vivo delle lotte.

La tappa del 13 ci proietta immediatamente ad una nuova fase ricca di appuntamenti, dalla presentazione del nuovo piano rifiuti messa appunto dal Commissariato Straordinario, dal Ministro dell’ambiente e dal governatore della Campania, all’incontro con il Commissario Pansa di giovedi’ prossimo, fino ad arrivare all’obiettivo che tutti insieme ci siamo dati, bloccare l’inceneritore di Acerra e riprenderci il Pantano.

[Il Mattino]
Acerra. Sono venuti da tutta Italia per gridare no all’incenerimento dei rifiuti in quella che ormai viene vista come la città simbolo della resistenza ai termovalorizzatori. In cinquemila si sono dati appuntamento ieri pomeriggio ad Acerra, nel piazzale antistante la stazione delle Fs per poi sfilare in corteo lungo le principali strade cittadine. Ad organizzare la manifestazione è stata la Rete campana dei comitati della salute e dell’ambiente e i comitati anti inceneritore locali.

«Vogliamo incontrare il ministro Pecoraro Scanio, il governatore Bassolino e il commissario Pansa, altrimenti la prossima volta occuperemo il cantiere dell’inceneritore», dicono i manifestanti. E la risposta non si è fatta attendere: per giovedì alle 10 è stato fissato un vertice con il prefetto Pansa sull’emergenza rifiuti. Una babele di accenti: dalla Puglia al Veneto, al Piemonte, passando per la Toscana e il lazio ha chiesto di fermare i lavori di costruzione dell’inceneritore di Acerra e di riconvertirlo in un impianto di trattamento a freddo dei rifiuti, ma anche di fermarne ovunque la realizzazione. Ad aprire il corteo, alcuni manifestanti che mostravano i sacchetti per l’immondizia con su incollate le foto del ministro Alfonso Pecoraro Scanio, Antonio Bassolino, Andrea Losco, Antonio Rastrelli e dell’attuale commissario per l’emergenza rifiuti, il prefetto Alessandro Pansa. A seguire, gli striscioni e le bandiere di oltre un centinaio di comitati e di movimenti ambientalisti regionali e nazionali, oltre che degli aderenti della Rete nazionale dei rifiuti zero.

Tra i manifestanti anche i «medici per l’ambiente» e moltissimi componenti dell’Ama, l’associazione medici acerrani, ma anche i pastori Cannavacciolo il cui gregge è da anni contaminato dalla diossina. «La magistratura oltre a sequestrare all’Impregilo 750 milioni di euro proceda anche al sequestro del cantiere e, soprattutto, il commissariato la finisca di mediare con i giudici per indurli sbloccare una situazione illegale», dice il sindaco di Acerra, Espedito Marletta. «Riprendiamo la lotta contro il piano di smaltimento rifiuti e gli affari illeciti che si celano dietro questo enorme pic-nic di cui è responsabile tutta la classe politica», spiega il leader dei no-global, il deputato Francesco Caruso. E dal presidente della commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano, vengono parole di fuoco: «Ad oggi non c’è nemmeno alcuna certezza sulle modifiche prescritte per l’impianto né tantomeno sulla bonifica del territorio, in queste condizioni, come si pensa di poter accendere i bruciatori».

«L’inceneritore non deve partire perché ci vuole un nuovo piano rifiuti condiviso dalle comunità locali che punti sulla riduzione, il riciclaggio e la raccolta differenziata e sulla conversione del mostro brucia rifiuti in impianto di trattamento a freddo», gli fa eco il portavoce del comitato locale antitermovalorizzatore, Tommaso Esposito. «Qui c’è innanzitutto un problema etico, il termovalorizzatore non può andare in funzione in un’area definita il triangolo della morte dove si muore di cancro più che altrove e per giunta senza fabbriche che offrano lavoro», tuona il padre comboniano Alex Zanotelli. «Se fossero intelligenti, invece di far partire un mostro brucia rifiuti da 800mila tonnellate annue ne ridurrebbero la portata a 150 mila. Sarebbe sicuramente più accettabile, soprattutto se sottoposto a rigorosi controlli», dice l’oncologo Antonio Marfella, il cui sangue risulta contaminato da 75 picogrammi di diossina.

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