
da una nota di Adolfo Pappalardo pubblicata su facebook martedì 27 settembre 2011 alle 20:26
Scusate, ma è solo uno sfogo…
Da giorni, da settimane lo scenario è sempre lo stesso. Vivere metà della tua vita in un giornale significa avere a che fare con un mondo che, tutto sommato, con il reale non ha molto. Ogni giorno le agenzie di stampa non fanno che vomitarmi addosso di intercettazioni, di sesso, di uno che esce dal carcere e di uno che viene indagato. Di un politico che fa una proposta, di uno che si dimette, di un altro, molti altri a dir la verità, che dice una cazzata ed un altro interviene per uscire sui giornali e spararla sempre più grossa. E qui che nessuno s’indigna, che dice un cazzo, che scende per strada o s’indigna davvero. Come accade in Spagna o in Cile da mesi. Nulla. Come se fosse un cazzo di qualcun altro e non il tuo.
Ma in mezzo c’è un paese reale che ogni giorno è più depresso e deluso. Chiudono aziende come la Irisbus, 1500 persone in mezzo a una strada tra diretto e indotto, e la Fincantieri. Ma anche tante, tantissime, piccole fabricchette da 10-15 operai che non avranno un rigo sui giornali. E se va bene c’è solo la cassa integrazione che non durerà a lungo. Altre ancora, conosco molti operai, non pagano gli stipendi da 7-8 mesi…come se nulla fosse. Stesso scenario pure per partecipate o aziende regionali.
O altre realtà che si ridimensionano e pensano di ridurre personale e accorpare posti per tagliare. Solo per tagliare. E chi ci capita dentro è giustamente preoccupato e depresso. Prendi la Campania dove in città come Salerno non c’è più un’azienda attiva ma nessuno dice nulla. Pensiamo solo ai giardinetti, ai marciapiedi, alle luci d’artista o agli asili nido.
Ma a Napoli la situazione è simile. Ma la bolla delle tv anestetizza tutto. Basta il centro commerciale vicino casa, la macchina da pagare a rate e ciao, va tutto bene. “In dieci anni, dal 2000 al 2009, circa 600 mila lavoratori hanno abbandonato il Sud.Un esercito che però sta rallentanto di volume; la crisi comincia a farsi sentire e le partenze si riducono” dice il rapporto di oggi della Svimez. Un dato che mi ghiaccia il sangue nelle vene. Ma questo governo pensa a come limitare le intercettazioni mentre l’Italia va seriamente in malora. E quando accadrà, io sono preoccupato, non ci sarà niente per nessuno. Che abbia una casa di proprietà o no, una minima rendita o una proprietà immobiliare o no. Mille euro o mezzo milione in banca. Andranno in malora tutti. E ciao.
Penso a tutte queste cose che da giorni mi rimbalzano in testa e non le dico ad alta voce perché mi fanno un’alzata di spalle come se il problema non fosse di tutti.
E ricordo la fierezza di mio padre, nato durante la guerra in un piccolo paese dell’Irpinia, per aver vissuto gli anni del boom, di aver costruito un piccolo pezzetto di Italia, di aver dato il suo piccolissimo contributo a fare e creare ricchezza. Anche a dare qualche posto di lavoro, ma senza mai, dico mai, dirlo ad alta o bassa voce. E ora ci rimane questo futuro senza prospettive. E, soprattutto, senza nessuna voglia di lottare o fare qualcosa.
E penso pure che in questa Italia di fine impero, malata, no, mio padre non avrebbe voluto proprio esserci.
da una nota di Adolfo Pappalardo pubblicata su facebook martedì 27 settembre 2011 alle 20:26








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