Cilento set delle gesta dei fratelli Riccio
Published by RedNest Aprile 15th, 2008 in news.
La pellicola raccoglie l’identità di un piccolo paese come Cardile e racconta un pezzo di storia. Con “Baglior nell’ alba” un omaggio alla causa antiborbonica.
GIOI . Per sentir risuonale la parola “libertà” bisogna andare a Cardile, 600 anime. 180 anni fa, fu uno dei centri toccati dalla fiammata rivoluzionaria che attraversò i paesi del Cilento per ottenere da re Ferdinando la Costituzione. Ora è set di un film che vuole ricordare il contributo dei fratelli riccio alla causa antiborbonica. Produzione locale, 50 attori (di Cardile, Gioi, Pellare, Monteforte, Vallo della Lucania), un budget che conta per il momento 10 mila euro concessi dalla Regione (tramite il consigliere Vaccaro).
Le riprese sono iniziate il 29 marzo a Gioi, nel palazzo gentilizio De Marco-Salati, dimora dell’ex sindaco Andrea Salati. Termineranno a giugno, dopo i ciak al convento di Gioi, alla località Ponte di Cardile, a Monteforte. A settembre, la proiezione alla Provvidenza di Vallo e in Provincia, che ha collaborato con la vicepresidenza e l’assessorato all’istruzione. “Bagliori nell’alba” è lo sviluppo di un testo teatrale rappresentato nel 2004: arriva dopo una mostra e un libro, “I fratelli Riccio nel Risorgimento cilentano“, iniziative partorite dall’associazione “Martiri Riccio”, fondata nel 1995 e presieduta da C. Rizzo.
Il film rientra in un programma di commemorazioni: una mostra di acquerelli del maestro Mario Romano, una documentaria, la ristampa del volume e una nuova ricerca d’archivio, affidata a don Carmine Troccoli. L’associazione sta lavorando anche ad un Museo del Risorgimento Cilentano.
Intanto si gira in esterno. Al civico 17 di Vicolo S. Rocco, attori vestiti da gendarmi borbonici e da popolani ripetono le scene. In una c’è un sacerdote: è il parroco don Angelo Imbriaco. Ha partecipato , spiega, “perché il film raccoglie l’identità storica di un paese che si sta spopolando, recupera un momento decisivo della nostra storia. Poi, coinvolge i giovani e questo è, per loro, un messaggio di fiducia: possono avvertire la voglia di essere protagonisti e non solo spettatori del loro futuro”. Veste invece i panni del contadino il maestro Romano. “Dico sempre che i fratelli Riccio hanno disboscato, hanno preparato il terreno a Garibaldi. Sono stati un esempio. Nella scena finale del film comparirà un ulivo. “E’ un simbolo - spiega l’avvocato Carmine Rizzo, segretario dell’associazione - degli ideali in nome dei quali i fratelli Riccio hanno combattuto”. Nel vicolo parla ora il caporale Cerro, impersonato dal poeta-contadino Giovanni Rizzo. “In certe situazioni - la sua battuta - bisogna essere sordi e ciechi”. I fratelli Riccio non vollero esserlo, e Cardile non lo dimentica.
fonte | La Città - Rosamaria Morinelli

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