
L’accordo raggiunto pochi giorni fa in sede europea per il salvataggio delle banche in difficoltà, che tanto ha entusiasmato i mercati, non deve ingannare. I problemi dell’Unione europea e dell’euro restano estremamente gravi, poiché si scontrano due visioni opposte e in buona parte inconciliabili di ciò che è una Unione economica e monetaria.
In buona sostanza, da una parte ci sono coloro che ritengono che un’Unione sia un sistema in cui tutte le parti devono lavorare assieme per risolvere una situazione critica, e qui ci sono Italia, Francia, Spagna, Grecia, ma anche Ocse e Fondo Monetario; dall’altra ci sono Paesi che si ritengono più virtuosi degli altri e chiedono che tutti rispettino, e subito, regole stringenti di disciplina di bilancio anche se questo comporta gravi problemi sociali, e qui c’è in testa la Germania, ma con l’appoggio esplicito di altri Paesi come Olanda e Finlandia.
Nei fatti, nessuno nega che Paesi che hanno speso troppo in passato e compromesso il loro bilancio debbano rimettere ordine in casa propria. Il punto è come farlo, e qui il fattore tempo è cruciale. Tutte le misure che le “cicale” del Sud Europa chiedono ai partner sono in sostanza strumenti per avere un po’ più di tempo per prendere misure che sono certamente dolorose e pesanti per l’intera società, a partire dalle fasce più deboli della popolazione. Ma le santimoniose “formiche” del Nord Europa non sembrano convenirne, e chiedono misure pesanti in tempi brevi, costi quel che costi.
Questo può ancora portare a una spaccatura dell’UE e alla fine dell’euro. E i soloni tedeschi non fanno mistero delle loro opinioni. Non amando ricordare, ad esempio, l’enorme aiuto ricevuto nel 1946-48 sia in termini di assenza di richieste di risarcimenti per la distruzione dell’Europa, sia dei capitali ottenuti come aiuto dal Piano Marshall, se tutti i sostegni successivi compreso il piano di riunificazione, oggi mettono nei fatti a rischio la sopravvivenza dell’euro.
C’è anche chi lo sostiene apertamente. Nel Governo tedesco, e col supporto di importanti economisti, si pensa esplicitamente che le monete deboli come la dracma greca e l’escudo portoghese dovrebbero uscire dall’euro perché le relative economie sono troppo deboli. Con il che l’euro stesso si ripulirebbe dalle scorie e tornerebbe ad essere forte. Una visione inquietante, una sorta di eugenetica della moneta, che ricorda da vicino quella della razza, che si rafforza eliminando le razze inferiori, come nella passata follia nazista del secolo scorso.
Ma anche quella monetaria è una follia, perché se una o due monete nazionali dovessero essere costrette a lasciare l’euro, con ogni verosimiglianza tutta la costruzione europea verrebbe a cessare, con conseguenze catastrofiche per tutti.
di Enrico Sassoon – via www.casaleggio.it










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