MARSIGLIESE AU REVOIR

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di Roberto del Gaudio

    Anche la Germania ha capitolato. I tedeschi fanno spesso gran mostra di efficienza, ma poi perdono guerre e partite. Senza caricare di grandi significati il noioso sport del calcio, che consiste ormai sempre più spesso in partite che durano due ore a reti inviolate, sembra proprio che le rappresentazioni della realtà che da esso ci provengono abbiano l’aurea del simbolo.
    Dietro le partite contro la Germania c’è sempre puzza di seconda guerra mondiale, e c’è pure un sentore di rivalsa per la mano d’opera del nostro sud che ha sgobbato per il capitale tedesco - sfido chiunque a negarlo. E questo la dice lunga su quanto il mondo scioperato e schopenaueriano sia ormai totalmente proiettato verso la catarsi del ludico: i piani si sovrappongono dentro di noi, poveri tifosi televisivi con Sky ma senza cielo, e tutto fa brodo per sentirsi finalmente vincitori di chissà che cosa, pur se risulta evidente la sconfitta generale che ci circonda.
MA RESTIAMO UN POPOLO DI FRUSTRATI
    Poichè la rivalsa - e pure questo dentro di noi in fondo alberga - non c’è mai veramente. Essa è impossibile, poichè non bastano cinque minuti della gloria di altri per sentirsi veramente felici o almeno appagati. Prova ne siano gli atti di violenza e di teppismo che al delirio di onnipotenza tifosa italica e non solo si acompagnanosempre più spesso, come a manifestare in una rappresentazione ben più agghiacciante, la frustrazione e lo smarrimento che nessuna vittoria calcistica possono nè sedare, nè tanto meno cancellare.

    Prossimi clienti della banda azzurra, tutta o quasi retrocessa in patria per scandali vari, sono i nazionalisti multietnici francesi. Squadra a larga maggioranza immigrata, nera, ma con la Marsigliese sulle labbra ad ogni palpitare di inno pre-partita. Anch’essi sembrano manifestare la necessità di un’identità nazionale che sorprende chi, come noi, ha sempre detestato il colonialismo che coattivamente ha provocato emigrazioni, massacri e deportazioni di genti povere e civiltà. Eppure la Marsigliese tira anche fra i neri, con buona pace di Le Pen, questo novello Vichy, che tarda a capire che far intonareun inno nazionale è la più grande vittoria che un reazionario come lui dovrebbe sperare di ottenere. La partita contro la Francia sa pure essa di rivalsa, e ci tocca vincere la sfida non fosse altro perchè le civilissime Gallie, faro di cultura e di modernità, terre di vini, di champagne, di moda e di Parigi, pare che non ottengano il consenso di tutti gli altri immigrati che colà vivono, quelli che a pallone non sanno giocare, e che stanno nei sobborghi, esclusi da tutto.

    Per non dire delle simpatiche decine di centrali nucleari delle quali i francesi si servono per illuminarsi, e che silenziosamente fanno troneggiare il loro pericolo anche su quella parte dell’Europa forse meno civile ma certamente de-nuclearizzata (che siamo noi). Tutto ciò grida vendetta. Ma mentre avremo soltanto il tempo di chiederci per chi si tiferà a Mururoa, sarà già partito il nostro inno nazionale. Mameli in tutte le bocche risuonerà festante e ci "stringeremo a coorte", anche se non sappiamo di che si tratti, per fare il culo ai francesi.

Le trombe delle barche in pericolo risuoneranno nelle nostre città di cemento, i tricolori sventoleranno spazzando via un pò si smog e un pò di brutti pensieri. Peccato soltanto che nè di francesi si tratta, nè di italiani, nè di europei, nè di classi dirigenti da mandare a casa, nè di un festante popolo in rivolta contro le ingiustizie del mondo, nè di rivalse e nè di vittorie, ma soltanto di un mucchio di miliardari che si fa una partitella, finita la quale, smog e pensieri torneranno a fare il culo ai francesi e a noi.

da METROVIE
LA SETTIMANA METROPOLITANA A NAPOLI E IN CAMPANIA - SUPPLEMENTO SETTIMANALE de il manifesto

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