La differenza sta tutta nella virgola. Forza, Italia è il titolo dell’ultimo libro di Bill Emmott e parla dell’Italia, dei suoi difetti (tanti) e dei suoi pregi (ahinoi pochi), e non della forza politica che si era inventato Berlusconi con i suoi marketing men.
Emmott, ex-direttore dell’Economist, è diventato celebre nel nostro Paese perché negli anni della sua direzione non aveva mai lesinato critiche al Cavaliere, sostenendo con argomentazioni forti che non era adatto a governare, che non era accettabile in nessun paese civile il conflitto d’interessi, che era inaudito il suo dominio sui media, specie televisivi, che l’Italia era sulla strada di un declino istituzionale e valoriale. Considerazioni non dettate da una sua speciale avversione a Berlusconi, ma da solide opinioni relative al funzionamento di una normale democrazia al giorno d’oggi.
Le sue previsioni sono state puntualmente confermate dalla realtà dei fatti e oggi ci troviamo in una palude economica e politica dalla quale faremo fatica a uscire. Però Emmott nel suo Forza, Italia non vuole mettere in evidenza solo gli evidenti limiti e difetti della democrazia italiana sotto il tallone del berlusconismo, ma si sforza di enumerare i punti forti su cui il paese potrebbe e dovrebbe fare leva per uscire dalla stagnazione e riprendere il suo posto in Europa e nel mondo.
Purtroppo qui sta la debolezza del libro e della sua proposta di riscatto. Gli esempi che porta, di aziende vivaci e dinamiche (come Loccioni o Technogym) e di istituzioni capaci e affidabili (come il comune di Torino) non bastano certo per fare leva e risollevare un intero paese. Ci vuole qualcosa di più forte e diffuso e, come è ovvio, lo scrittore non riesce realmente a trovarlo e a dare quella sferzata di ottimismo che tutti vorremmo.
Il difetto non sta né in Emmott né nel suo libro, ma nei limiti oggettivi di un Paese che si è ampiamente perso per strada e che fa una dannata fatica a ritrovare i suoi valori e i suoi obiettivi.
di Enrico Sassoon





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