Gaglioffi!
Published by RedNest Maggio 12th, 2007 in editoriali.
La Protezione militare
Pierluigi Sullo - Carta.org
Come dice un mio vecchio amico, sindaco di un paese in provincia di Salerno, “sono proprio dei gaglioffi“. L’antichità della parola ne attenua il significato insultante, ne fa una parola da avanspettacolo, anche se c’è poco da ridere.
Ma chi sono i gaglioffi? Beh, il più vistoso è Guido Bertolaso, capo di una Protezione civile che ha allargato a dismisura il suo raggio di intervento, dallo Sri Lanka al Po assetato, che come il capo della polizia Gianni De Gennaro galleggia sopra ogni cambio di governo e gode di fiducia da destra e da sinistra, e che nel caso in questione svolge il ruolo di commissario, anzi super-commissario, ai rifiuti nella Regione Campania, dotato dal decreto approvato venerdì dal consiglio dei ministri di poteri eccezionali, quali il collocare tonnellate di rifiuti anche in aree protette e parchi o l’usare i manganelli della polizia per dissolvere le resistenze delle comunità locali.
Ed è ciò che appunto ha cominciato ad avvenire venerdì a Serre, provincia di Salerno, Valle del Sele, oasi e zona agricola di pregio, dove i cittadini, sindaco in testa, resistono a una mega-discarica. I poliziotti hanno occupato militarmente il sito, a centinaia e con elicotteri e blindati, prima ancora della pubblicazione del decreto, quindi illecitamente, contro un manipolo di carabinieri che invece erano lì per tutelare la decisione del tribunale di Salerno che giudicava illecita la discarica e mentre la Provincia di Salerno, che pure ha titolo sulla questione, indicava altri siti meno dannosi. Pare che si stia trattando e che un’altra soluzione sia possibile. Ma perché non farlo prima di mandare le truppe? A doversi prendere una manganellata, come perturbatore dell’ordine pubblico, è proprio Bertolaso, il cui titolo dovrebbe da ora in poi essere “capo della Protezione militare”. O comandante, se preferisce.
Tra le tante fanfaronate, Bertolaso ha pure detto a RadioRai, qualche giorno fa, che “della raccolta differenziata molti si sciacquano la bocca”. Lo ha detto con il tono efficiente e sprezzante che gli è proprio. Meglio sono per lui, si intuisce, quelli che non si sciacquano la bocca e che aprono la strada alle “emergenze” da cui derivano le discariche strapiene e quelle da imporre a mazzate e, meglio ancora, gli inceneritori [o termovalorizzatori, che suona meglio], che invece hanno il pregio di produrre profitti, grazie alla vergogna dei Cip6 [le sovvenzioni che tutti noi paghiamo in bolletta per le “fonti alternative assimilate”, cioè appunto i rifiuti, e che il centrosinistra difende scavando trincee e truccando decreti nottetempo], che sono sì leciti, ma certamente immorali. Ne consegue che il secondo gaglioffo di questa rivista di avanspettacolo è, dal punto di vista di quel sindaco del salernitano, il presidente della Campania Bassolino. Che fa gli incontri segreti con Berlusconi sulla nuova legge elettorale, ma si è ben guardato dallo sciacquarsi la bocca con la raccolta differenziata, e tanto meno si è affaticato a metterla in opera. Che ci siano comuni che arrivano oltre il 50 per cento, in molte parti d’Italia, deve apparire, a uno come Bassolino, una roba di destra.
Infatti è di sinistra, o per lo meno di centrosinistra, che il consiglio dei ministri approvi un decreto vergognoso come quello di cui stiamo parlando. Pare sia stato il compagno Prodi in persona, qualche giorno fa, a decretare - in virtù dei pieni poteri che ha ottenuto con i “dodici punti” di qualche tempo fa - che è ora di finirla, con questa gente che non vuole le discariche. D’altronde, come stupirsi? Abbiamo i testimoni oculari, anzi auditivi, del momento in cui il presidente del consiglio, avvicinato davanti a Palazzo Chigi dai sindaci dell’Alto Lazio che cercano di fermare la costruzione della centrale a carbone di Civitavecchia, ha risposto: “Ma io di questa faccenda non so niente!”. Forse fingeva, forse no. Ma uno che tra i “dodici punti” mette la Tav in Val di Susa sa di certo solo una cosa: che grandi opere e altre schifezze vanno fatte ad ogni costo. Ed ecco il terzo gaglioffo della nostra storia.
Per inciso, i due ministri della “sinistra radicale”, Ferrero e Pecoraro Scanio, non hanno partecipato al voto sul decreto. Il ministro per l’ambiente dice di averlo “subìto”. Se la caveranno così? Ci siamo giocati i parchi, nonché i diritti delle comunità locali, proprio come con la Legge Obiettivo sulle grandi opere [che è ancora in vigore, non a caso]? I “riformisti” possono fare qualunque cosa, basta poi dire che lo hanno fatto “nostro malgrado”?
Conclusione. La polizia ha forzato il presidio della gente di Serre. Che non si arrende per niente, perché la loro terra è tutto quel che hanno e non possono proprio buttarla via. Una piccola Venaus del sud, ecco quel che sta accadendo. Anche in quel caso i presidianti erano una ventina e i poliziotti un battaglione. Poi il Bertolaso di turno, certo Pisanu, dovette prendere atto che la resistenza non la si può spazzare via firmando un ordine di mobilitazione delle truppe dello sviluppo. Questa è una storia che avrà molte altre puntate, meno deprimenti di quella di venerdì scorso.

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