Genius Loci

In età romana ogni luogo, ogni anfratto di questo nostro bel paese a forma di stivale era tutelato da entità sovrannaturali, che ne erano le tradizionali guardiane. Era lecito per il viaggiatore appiedato asserire di avere avuto un incontro casuale con una di queste creature, così come per la casalinga affidarne la cura e l’ospitalità della casa. Ogni luogo, dunque, era consacrato a questo genio tutto italiano.

Nel secolo scorso molti di questi geni riuscirono addirittura a “possedere” corpi di alcuni nostri connazionali. Genio fu Olivetti, che di fatto immaginò l’informatica di casa, e per primo, insieme a grandi ingegneri italiani, assemblò un’innovativo manufatto dal nome evocativo: la “Programma 101“, di fatto il primo PC della storia.

Genio fu il premio nobel per la chimica Giulio Natta che nell’Italia del boom, inventò il polipropilene isodattilo, la plastica d’uso comune. Genio italiano fu l’inventore dell’ABS, il sistema anti bloccaggio delle ruote, usurpato dalla tedesca Bosh, all’indomani di un secco rifiuto della FIAT a brevettare e commercializzare l’invenzione. L’elenco dei nostri geni è lungo…

Un ragazzo piccolo piccolo.

Pochi giorni fa in televisione un ragazzo piccolo piccolo, con la maglietta dell’isola dei precari, un giovane ricercatore, senza particolare meriti, onorificenze, lauree ad honorem o cavalierati ha esattamente centrato la questione.
Questo paese, che ha un nome ben preciso ed antico, ha tradito la sua parte migliore. Ha tradito la ricerca teorica, l’invenzione, la grande capacità di creazione. Il genio appunto.

Quel genius loci che è nel contempo anima e caratteristica socio-culturale, l’esperienza, che si lega all’uomo attraverso le sue abitudini, ed il suo ambiente, la sua cultura. La chimica, l’industria pesante, l’estrazione, l’informatica un tempo i veri traini dell’economia nazionale, sono bollate come superate da tecnocrati ignoranti.

Fermi alla catena dei piccoli interessi, destra e sinistra dimostrano di essere interessati più alle regole del gioco che al gioco stesso, trascinando in questa schizofrenica partita il destino delle menti migliori. Tradendole per trenta denari.

Buonafortuna
Filippo Trotta


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