HAPPENING DI NATALE2!!!
Published by RedNest Dicembre 21st, 2006 in news.
Come santificare le feste stando disciplinatamente in fila a comprare fesserie.
Come tutti gli anni, ecco di nuovo il Natale, la festa comandata per eccellenza. Un tempo, queste feste dovevano essere qualcosa di totalmente diverso, e noi, secolarizzati, laici, atei, eminentemente consumatori, in una parola occidentali, non possiamo che cercare d’immaginare, tanto lontana è ormai da noi la nozione di festa, intesa in senso tradizionale.
Anzi, lo sforzo di immaginare è per di più vano, oltre che superfluo: a che vale infatti vagheggiar di come Natale fosse, e di che cosa potesse attraversare una comunità in festa? Più che di festa infatti si dovrebbe parlare oggi di happening, almeno per come la si vive qui da noi, perduti e stressati tra negozi ed esposizioni, a molto cristianamente regalarci cravatte e cazzate assortite.
Niente a che vedere col pur volenteroso Gesù, le cui indicazioni di massima vengono in questi giorni da tutti solennemente disattese. Ma questo è un problema per cattolici.
CONSUMARE E’ IL PRIMO COMANDAMENTO La questione che invece mi sta a cuore è un’altra, ed è legata all’aggettivo verbale “comandata” , che, avendo smarrito il suo senso religioso, odora assai di comando capitalistico, di intimazione vera e propria all’acquisto di merci. La televisione ne appare ancor più sfacciatamente il mezzo di persuasione tutt’altro che occulto, con opinionisti, preti, anchormen, e quant’altri, a dare per scontato che l’Uomo già abbassato al rango di Cittadino dall’illuminismo borghese, passa ad essere ridotto, per Natale soprattutto, a Consumatore. E pochi sono coloro i quali usano ormai i desueti termini “persone“, “comunità“, “uomini“, “donne“, “artisti“, “filosofi” “puttane“, “idraulici“, “contadini“, “ingegneri” …
Tutti ormai siamo ricompresi nella formula comandata di “Consumatori” - “Clienti“.
Ed ecco i consigli per gli acquisti dei regali, del cenone, del tacchino e del capitone, la tredicesima, la quattordicesima, e andiamo in un mercatino, e scegliamo il posto dove hanno il panettone più a buon mercato, e il consumatore deve saper andarsi a scovare l’esercente che ha prezzi più vantaggiosi, e via dicendo. E il santo padre con il suo libero mercato che deve avere un volto umano (sic!) - forse una specie di sindone della massaia e dei licenziati, o una nuova fumata bianca dei milioni di morti di fame -, e i presidenti sempre più giulivi e contenti, e i presentatori a raccogliere fondi per la ricerca da noi altri, senza magari pensare di chiedere una restituzione del bottino agli scalatori di banche. E poi la rivista dell’ “altro consumo”, con il suo simpatico direttore che dispensa consigli su cosa e come sempre e comunque acquistare, dimentico che stiamo ancora aspettando una rivista che si chiami per esempio “Consumo? Altro!”.
Si, perchè io, per esempio, non sono un consumatore, io vivo, non consumo.
Io disprezzo questa nozione a tal punto, che non vado a comprare le insalate dai bottegai più a buon mercato, poichè detesto i mercati e i bottegai, e non amo le insalate. E per di più proprio non capisco perchè dovrei sbattermi a cercare il prezzo giusto quando una calmierata obbligatoria mi farebbe trovare quel prezzo sotto casa. Chi me la paga la mia ricerca del commerciante onesto? Iva Zanicchi? Il tempo trascorso a telefono con i call-center, il tempo per costruire mobili svedesi di Afragola, il tempo per controllare se sulle bollette qualche compagnia fa la cresta, il tempo per andare a comprare un abete tagliato abusivamente dalle Alpi? Chi ce lo paga il nostro tempo? La mia modesta proposta per questo Santo Natale è quella di almeno farci pagare per i nostri acquisti obbligatori: compro sei cravatte per i miei sei cugini? Lo faccio se mi pagate 20 € a cravatta. Perchè se devo proprio abbassarmi a diventare un consumatore, almeno non ci devo rimettere, ma anzi guadagnare, devo essere indennizato. Perchè essere ridotti a merce che acquista merce è spiacevole per qualsiasi uomo di conoscenza, al quale ormai non può sfuggire che il Natale sarebbe meglio farlo ogni quattro anni, come i mondiali.
di (Roberto del Gaudio) da Metrovie “la settimana metropolitana a napoli e in campania” supplemento settimanale de il manifesto…

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