La censura sulla Rete sta diventando sempre piu’ pervasiva e diffusa. Piu’ cresce la Rete, piu’ la censura crea nuovi strumenti per impedire la diffusione delle informazioni. In particolare di quelle vere. Le dittature dichiarate o meno, come la Cina, Cuba, l’Iran censurano la Rete impedendone l’accesso e, in alcuni casi, stipulando accordi con le aziende di information technology statunitensi, come Yahoo!, Google e Microsoft, con l’obiettivo di introdurre controlli e filtri nella navigazione.
La Rete ha pero’ mille risorse e, in particolare, il dono dell’ubiquita’. Se un sito e’ ospitato in diversi server dislocati in piu’ nazioni e’, in sostanza, impossibile chiuderlo, come e’ successo per Indymedia. Si possono ”bannare”, escludere gli IP, corrispondenti agli indirizzi di rete del sito, ma anche in questo caso e’ sufficiente disporre di IP dinamici, che mutano costantemente nel tempo, per sfuggire alla censura.
L’ultima risorsa del censore e’ quella di escludere prima la maggior parte e poi tutti gli IP provenienti da una certa nazione, e poi estendere questo processo a tutto il mondo. Una cosa irrealistica e un po’ patetica. E in ogni caso possibile, per ora, solo alle dittature.
La censura in Rete opera anche per vie legali e legislative. Nel primo caso con le querele che in Italia sono diventate quotidiane nei confronti di blogger e giornalisti. Nel secondo caso con leggi che prevedono pene molto pesanti per lo scambio di file in Rete e che tendono a controllare, ed anche a far chiudere, siti P2P come Kazaa, eDonkey, eMule o BitTorrent. A questi siti si imputa la possibilita’ di mettere in condivisione opere coperte da copyright come brani musicali o film, ma in realta’ l’effetto ottenuto e’ di limitare soprattutto la condivisione di informazioni sgradite al potere politico e alle corporation.
Ed e’ tutto da dimostrare che il P2P abbia come effetto la diminuzione dei profitti per i produttori e gli artisti. Il copyright stesso e’ sempre piu’ esteso come durata, si sta avvicinando ai 100 anni negli Stati Uniti, e pone vincoli molto restrittivi al riuso dell’opera originale modificata.
La Rete sta applicando la censura verso i censori. Sembra un paradosso, ma e’ vero. Wikipedia, la piu’ grande enciclopedia del mondo, ha bannato un IP del Congresso degli Stati Uniti per impedire la rimozione di informazioni (vere) sui senatori da parte dei senatori stessi. Piu’ di 1000 cambiamenti, provenienti da un IP del Congresso, alle biografie di senatori sono stati apportati su Wikipedia. Un senatore democratico ha rimosso da Wikipedia una sua affermazione, rilasciata pubblicamente, in cui dichiarava che avrebbe lasciato ogni carica pubblica dopo otto anni: promessa mai mantenuta.
Nella versione italiana di Wikipedia, che e’ composta da ben 136.000 articoli, sono presenti le biografie di politici e ministri inserite liberamente dai lettori. Per alcuni di questi, in particolare per Romano Prodi e per Silvio Berlusconi, i due leader delle maggiori coalizioni, si e’ scatenata una vera e propria ”edit war” per inserire note positive e negative, ma prive di fondamento.
http://www.casaleggio.it – di Gianroberto Casaleggio


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