Giovedì 18 Febbraio 2010
Compagnia Gli Ipocriti
MORSO DI LUNA NUOVA
SCENARI PAGANI 2010
Festival di Teatro e Musica
tredicesima edizione
DOPPIO GIOCO
c/o teatro centro sociale Pagani SA
info tel. 081 515 2931
Morso di luna nuova scritto da Erri De Luca, è un elegante e graffiante affresco sulla Napoli del 1943 nel quale si intrecciano micro e macro storie, vicende intime e marginali segnate dall’incedere violento e barbaro della Guerra.
In un rifugio antiaereo scosso dalle bombe, un piccolo gruppo di napoletani consuma la sua esistenza.
C’è un vecchio generale fascista a riposo, un giovane romantico, un ingenuo balbuziente, un disincantato falegname, un pescivendolo che cova in sé il segreto d’essere ebreo e la famiglia del portiere che gi? tesse trame di rivolta.
La rivolta che sfocer? nelle famose Quattro Giornate (27 -30 settembre ’43), che liberarono la citt? dall’oppressione tedesca. Quel popolino, rassegnato e sognatore, comincia a coltivare la propria dignit? , il proprio riscatto che, come per contagio, lentamente, si diffonde.
La rassegnazione lascia il posto alla rivendicazione. E quasi verrebbe da sperare che la Napoli di oggi possa ritrovare quello spirito e quell’orgoglio: ora, come allora, sta ai cittadini prendere in mano il proprio destino.
Morso di luna nuova è il morso di una citt? che addenta e insegue l’occupante intruso fino a sbatterlo fuori dalla citt? . È la storia di nove persone che senza più considerare et? , mestieri e storie differenti, rompono le distanze tra loro e vanno insieme e inventano la libert? .
L’emotivit? è l’elemento distintivo di questo spettacolo che traspare innanzitutto dall’uso di un linguaggio sanguigno e fatto di carne qual è il napoletano. Con tanto di dichiarazione programmatica: “Il talian è na lingua nu poco stitica, non come il napolitano nostro che per la fame che tiene si morsica pure le parole”.
Ma emotivit? è anche la carica interpretativa della napoletanit? raccontata nei suoi tratti più genuini: la fame di giustizia, il rispetto, l’ironia, la comicit? e infine quella convinzione atavica che “ha da pass? ’a nuttata”. Emotivit? come cifra narrativa e stilistica, per raccontare una storia che ha a che fare con la paura e con il coraggio e, in entrambi i casi, con la dignit? .
E il punto più alto di immedesimazione tra platea e palcoscenico lo si raggiunge con i rumori delle bombe, che arrivano improvvisi: un’esplosione dopo l’altra, la tensione aumenta, il panico anche. Erri de Luca, da scrittore raffinato qual è, sa dosare le emozioni.
Tesse una trama fatto anche di suoni antichi e battute sagaci capaci di ricreare, in un gioco tutto metateatrale, un lungo e divertente siparietto da avanspettacolo, affidato alla “coppia comica” del gruppo.
Per sollevare gli animi afflitti e senza speranza dei rifugiati non c’è niente di meglio che rispolverare il vecchio teatro, giocando con le parole e con la retorica delle canzoni patriottiche Ma Sepe evita ogni epica o retorica, e elabora uno spettacolo struggente ed emozionante, compatto ed efficacissimo, una partitura di corpi che corrono, di piccoli frammenti, di agili coreografie che sfruttano al meglio la semplicissima ed efficace scena fatta di pannelli che limitano angoli e spazi claustrofobici del rifugio antiaereo.
Nelle bellissime luci e nelle musiche il compito di evocare stagioni dell’anima e del nostro passato. Canzonette e valzer tragici, sono il vero filo conduttore delle tante storie: una danza dolente che avvolge la citt? e i suoi abitanti.
Morso di luna nuova si chiude così come si era aperto: un valzer frenetico fatto di correre. Che però, nel corso della storia, ha mutato di significato: scaricatosi di dosso il desiderio di fuga presente all’inizio, ora si danza e si corre per la libert? .
La luna nuova si è morsicata la vita vecchia e, almeno per un momento, ’a nuttata è passata.


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