Report della riunione regionale del 4/06

Domenica 4 Giugno, presso il CSA Asilo Politico di Salerno, alcune realtà del territorio campano hanno dato vita ad una tavola rotonda di confronto e scambio politico, ma soprattutto di analisi sulla situazione attuale dei movimenti, del periodo storico che inevitabilmente stiamo vivendo, dunque della necessità di intraprendere nuove forme di comunicazione ed azione politica e sociale, di autodeterminazione e di non delega, per resistere e in qualche modo continuare quel percorso di rivendicazioni e lotta che ci vedono protagonisti su più fronti.

Tra i tantissimi punti su cui si è discusso, abbiamo cercato di tracciare una sorta di “report assembleare”  che vuole semplicemente aprire e contribuire a una discussione in atto, e che intravede la necessità di mettere nero su bianco dei punti, per così dire, programmatici di azione politica e di (ri)presa dell’ iniziativa
collettiva. Tra le molteplici proposte e tra i vari interventi emergono questi punti che l’assemblea ritiene essere propedeutici per riaprire la discussione più articolata:

* Valutare attentamente la attuale fase politica interna del paese, che apre inevitabilmente una fase politica nuova, manovrata da un governo socialdemocratico che nei fatti si presenta e si riafferma liberista ed europeista, esplicitando il suo pieno interesse verso quella parte politica imprenditoriale e padronale. Dalla discussione su flessibilità e precarietà, alle “equilibrate” e continuiste posizioni di politica sia interna che estera, il neo governo non fa altro che affermare il proprio servilismo ai dettami del modello capitalista europeo, occidentale ed imperialista. All’ interno di questo scenario da “governo amico
caratterizzato dalle compatibilità internazionali da rispettare, dall’ equilibrio risicato dei suoi numeri, da un sindacato che riprenderà a concertare, la vera sfida sarà quella di ricostruire e per certi versi reinventare l’ opposizione sociale.

* Osservare attentamente gli scenari internazionali e i nuovi assetti tattico-strategici che ci si aprono davanti. Dall’Iran all’attacco ai paesi ‘non allineati’, dal finto ritiro delle truppe di occupazione dai territori di guerra alle politiche estere dei vari governi dell’alleanza atlantica. Continuare a denunciare i soprusi e le guerre d’affari dei ‘padroni della terra’, riaffermando un netto e chiaro NO agli interventi e alle spese militari (ormai arrivate a cifre astronomiche) che nei
fatti cancellano a priori ogni possibilità di investimento sul sociale e sul futuro delle classi oggi ancora sfruttate.
Mettersi in gioco in prima persona contro gli omicidi di massa, le aggressioni e le occupazioni dei paesi per loro strategici. Legittimare il sacrosanto diritto di resistenza di tutti i popoli, rimanendo sempre al fianco di chi lotta per la propria indipendenza e per la propria libertà a vivere una vita dignitosa e senza soprusi.

* La questione ambientale in Campania e soprattutto nel mezzogiorno diventa sempre più problematica: rifiuti tossici, discariche abusive, inceneritori fanno da contorno ad una malagestione amministrativa che a volte incentiva non solo la speculazione imprenditoriale, ma nei fatti lascia ampio spazio ai progetti malavitosi dei vari clan camorristico/mafiosi sparsi sui territori.
L’affare diventa sempre più grande, ma anche le rivolte delle comunità sui territori tendono ad aumentare. L’esperienza delle lotte di Acerra, Campagna, Pignataro Maggiore etc. devono essere la linfa vitale per l’appoggio indiscusso ai vari focolai di dissenso alle politiche di distruzione ambientale. In questo largo quadro di attacco all’ambiente ovviamente entra a pieno titolo anche la questione acqua: privatizzazione, controllo della rete idrica, affari tra privati e
governatori sono dietro l’angolo e non certo tarderanno molto a ripresentarsi.

* Questione lavoro e precarietà. Molti sentono l’esigenza di evidenziare una situazione di povertà e depauperizzazione in forte aumento. E’ emblematico il ricatto che ogni giorno i lavoratori subiscono sui posti di lavoro, ormai senza più alcun diritto, né con la possibilità di difendersi. Occorre sviluppare una seria critica alla contrattualità precaria  che ha come ulteriore conseguenza un’ enorme differenziazione tra i lavoratori salariati. Un particolare sguardo, infatti, và soprattutto alle nuove tipologie  di salariati che oggi continuano a definirsi ‘ceto medio’ ma che appartengono a pieno titolo alla categoria del lavoro salariato e  di chi vive un enorme disagio sociale, di chi subisce politiche di distruzione e di precarizzazione della vita.

* Guardare in avanti e direzionare lo sguardo a sud prospettando una ri-organizzazione dal basso della politica, tesa comunque ad interagire e promuovere conflitto sociale costruendo una capacità di rivendicazione comune e sperimentando atti e processi di riappropriazione per garantire diritti e  di utilità comune. Rivendicare dunque con l’autorganizzazione, fuori dalle logiche partitiche o para-istituzionali, il diritto alla ‘cosa pubblica’ e al benessere comune.
In quest’ ottica direzionare lo sguardo a Sud, concentrato delle contraddizioni di questo modello sociale e grande potenziale di ribellione.

Partire da questo punto anche per rimettere in discussione il ‘ruolo’ (probabilmente perso) dei Centri Sociali e dei luoghi di aggregazione e produzione culturale in genere. Mai come oggi, i centri sociali e i gruppi e collettivi vari possono essere un ottimo strumento di formazione e politicizzazione, perciò strutture in grado di accogliere a 360 gradi le problematiche sociali e le lotte di rivendicazione collettiva, dimostrando di essere all’avanguardia nella costruzione di una reale alternativa politica, sociale e culturale. A partire dunque dai quartieri, dalle periferie, dalle metropoli, cercare di attuare un rilancio degli spazi sociali occupati, del loro ruolo di ‘officine creative e sociali’, di formazione (centri di documentazione e di memoria storica) e di punto di riferimento e centralità per le lotte e
le forme di antagonismo e dissenso.

* Evidenziare l’importanza dell’informazione e della comunicazione in genere. Molteplici sono stati i tentativi di riappropriazione sul terreno della comunicazione (ad esempio attraverso internet o attraverso forme cartacee), ma sta sviluppandosi un diverso modo di fare informazione e comunicare che, nonostante come esperienza di movimento esista da decenni, riesce ad essere ora più che mai potenzialmente accessibile ad un grossa fetta di popolazione: le radio. Molti infatti sono i progetti radio che nascono nei vari territori ( radio
comunitarie, di quartiere, dai centri sociali, dalle università). Una rete, quella delle radio, che cresce vertiginosamente e che è destinata ad occupare ampi spazi nell’etere cittadino e sulla rete. Dallo streaming al rimando in etere, vari progetti radio già stanno camminando su questa nuova esperienza; sta dunque a chi crede nella potenzialità di questi canali, fargli assumere un identità politica, come spazi di espressione e di intervento politico-culturale. E’ importante creare da qui una solida base di intervento anche e soprattutto tra le comunità.

* Uno sguardo attento va anche alle esperienze di resistenza internazionale, da quelle europee come in Francia alle altre sparse nel mondo. Dalle lotte di resistenza e azione diretta, ai vari scenari dei movimenti politici in tutto il mondo: in questi ultimi mesi in molte parti del globo partono esempi concreti di riappropriazione della politica dal basso. Un riferimento doveroso va all’EZLN in Chiapas, che con la VI dichiarazione della selva Locandona, apre una nuova frontiera  politica e sociale, fatta di coinvolgimento dal basso e di non delega,
per l’autodeterminazione dei popoli e la dignità umana.
 
* Tenere, infine, conto dell’aspetto più locale e territoriale di concreta presenza e di reale alternativa. Ri-partire dai propri territori (dal piccolo centro alla grande metropoli) per cimentarsi con i meccanismi essenziali del radicamento a partire dai bisogni e della necessità reali, restando ed inserendosi direttamente all’interno delle problematiche territoriali. Cogliere nei conflitti che si producono anche spontaneamente,  la possibilità di emergere ed affermarsi come soggetto politico, cominciando a lottare a partire dal piccolo e ove ve ne sia la possibilità costruire un intervento costante e duraturo con la
gente, tra la gente.

Questi punti, indubbiamente molto semplificati e a tratti limitati, vogliono semplicemente essere un input di partenza per una discussione molto più ampia  per tutte le realtà territoriali che credono nell’importanza di intraprendere questa sfida culturale ma soprattutto politica, rafforzando i collegamenti e dando continuità agli interventi.
La volontà emersa dalla discussione è quella di ampliare questa bozza di progettualità e analisi e di cominciare a discutere sulla costruzione di una vera e reale RETE territoriale, tra tutte quelle realtà autonome ed antagoniste che si riconoscono in un percorso politico extra-istituzionale, ben lontano dalle logiche partitistiche e di affarismo vario, e che vuole semplicemente dare continuità ad un percorso che ci ha sempre con orgoglio visto protagonisti.

Invitiamo tutt* a prendere parte alla discussione partecipando attivamente alla prossima riunione regionale che si terrà a fine giugno in data ancora da stabilire

   per una RETE ANTAGONISTA CAMPANA

 P.S.  Incontro delle realta’ antagoniste meridionali  Sabato 10 Giugno
ore 16  e Domenica 11 ore 10 presso il C.S.O.A. Officina 99 di Napoli

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