Scampia Trip – Restare e (R)esistere a Scampia!
0 Comments Published by RedNest novembre 5th, 2010 in Contributi.Sabato 6 Novembre ore 21.00
c.s.a. AsiloPolitico Salerno
Presentazione del progetto sociale
Scampia Trip – Restare e (R)esistere a Scampia!
Un libro, un cd, un video del quartiere più raccontato d’Italia che ha deciso di raccontarsi.
In Italia il numero dei senza reddito, dei senza niente aumenta spaventosamente, si parla di milioni di uomini e donne italiane, per questo grande esercito di disperati, le uniche certezze rimangono la strada, la depressione, l’alcolismo, le droghe, la rabbia, la rassegnazione, il suicidio o la delinquenza e quindi il carcere.
…della rabbia e delle urla soffocate, della precarietà, dell’emarginazione nei quartieri ghetto delle nostre città, da Scampia (Napoli) a S.Eustachio (Salerno) ne parleremo con Franz Cittadino Ass. Cult. Andrea Proto, Ciro Plaitano (cooperativa il Girasole S. Eustachio), Daniele Sanzone (voce A’67), Don Aniello Manganiello del Centro Don Guanella di Scampia.
a seguire LIVE con ‘A 67 crossover mediterraneo + The Banhof project
‘A 67 Crossover Mediterraneo LIVE AsiloPolitico – Salerno
IL PROGETTO SCAMPIA TRIP – libro - cd – film – Antologia a cura di Daniele Sanzone e Ciro Corona – Disco di ‘A67- Documentario di Luigi Pingitore
“Daniele Sanzone è l’anima di Scampia Trip”. Parola di Giancarlo Di Cataldo, scrittore amatissimo e apripista dell’antologia di contributi letterari che integra un progetto, Scampia Trip appunto, realmente multimediale. Perché, assieme al libro, comprende un documentario di Luigi Pingitore e la musica degli ‘A67 in libreria dal 29 giugno. Daniele Sanzone è il leader della formazione napoletana, che per Scampia Trip raccoglie in Cd versioni riviste e corrette di A camorra song’io e ‘A67, canzoni tratte dal primo album degli ‘A67, la cover di Io non mi sento italiano di Giorgio Gaber, già offerta alla causa delle cooperative sociali di Libera Terra, e un brano inedito, Solo verità. L’obiettivo del progetto può essere riassunto dall’immagine metaforica di una foto con dedica. L’istantanea immortala un variegato spaccato di umanità: scrittori, giornalisti, volontari, musicisti, religiosi, gente comune. La dedica è un autentico urlo: basta alla Scampia che “piace” ai media, quella degli androni che si fanno piazze dello spaccio, della sospensione di ogni legalità, della camorra che detta legge, dei morti ammazzati, del serbatoio di giovane manovalanza per il crimine. E basta con chi fa solo parole, a Scampia c’è anche tanta gente che lavora per restituire alle nuove generazioni il diritto al sogno.
Esattamente il messaggio con cui Daniele Sanzone ci salutò quando lo incontrammo per la prima volta con gli ‘A67. Era il 2005 e quel primo album, A camorra song’io, aveva immediatamente attirato l’attenzione. Vuoi per la potenza concettuale e musicale del disco, vuoi per il nome scelto dai cinque ragazzi napoletani: “A67”, ovvero la 167, un numero a indicare tanto le tristemente famose “vele” di Scampia, periferia nord di Napoli, quanto la legge del 1980, per la riqualificazione del territorio urbano, che aveva partorito quel luogo privo di spazi d’aggregazione, aiuole, parchi giochi per i bambini. Una prigione di cemento a misura di sogno.
Il tempo avrebbe messo alla prova la sincerità d’intenti degli ‘A67. A pensar male, quel nome, ‘A67, e quel disco, A camorra song’io, avrebbero potuto rappresentare una comoda autostrada per la notorietà. Cosa sarebbe accaduto dopo? Daniele Sanzone e i suoi hanno mantenuto quanto promesso. Impegnati a scavare nei meccanismi che piegano anche gli onesti alle regole del malaffare. A smitizzare i “potenti” che le dettano. A esorcizzare l’ineluttabilità del destino. A mutare la mentalità di chi nasce in periferia. Qualsiasi periferia, da cui guardare il mondo da lontano ma con occhi nuovi. Parola d’ordine, cambiare. A partire da noi stessi.
Ritroviamo Daniele Sanzone oggi, alle spalle un secondo album dal titolo chiarissimo, Suburb (2008), e le collaborazioni in miriadi di progetti e collaborazioni intrecciate con Amnesty International, Libera, Don Ciotti, Roberto Saviano, lo stesso De Cataldo. E un presente chiamato Scampia Trip.
“Partendo da Scampia – dice oggi Daniele Sanzone -, presto ci siamo resi conto che era possibile raccontare il globale attraverso una lente d’ingrandimento posta sul locale, quello che si definisce glocal. Questo è l’humus che accomuna un po’ tutte le nostre produzioni e progetti come, appunto, quest’ultimo lavoro, ponendo l’attenzione soprattutto alla periferia mentale nella quale è relegato chi vive ai margini dell’impero. A nostro parere molto più pericolosa di quella materiale, nella misura in cui ci ingabbia nella convinzione che quello in cui viviamo sia l’unico mondo possibile. Essere protagonisti è pretenzioso e di certo non siamo i soli e i primi a parlare di periferie, semplicemente direi che nel bene e nel male non riusciamo a non essere quelli che siamo”.
Cosa vuol dire “essere l’anima di Scampia Trip? “Il progetto in realtà è nato ed è stato fortemente voluto dagli ‘A67, dal CSV (Centro di Servizio per il Volontariato di Napoli) e dall’associazione (R)ESISTENZA. Quando uscì “‘A camorra song’io” nel 2005 fummo accusati di raccontare bugie e di infangare il nostro quartiere e la nostra città. Le stesse accuse che poi sono state mosse in maniera vergognosa e altrettanto ingiusta all’amico Roberto Saviano. Così insieme a Ciro Corona (presidente dell’associazione (R)ESISTENZA) abbiamo deciso di dare voce, attraverso la musica, la letteratura e il cinema, a tutto quel sottobosco culturale di gruppi e associazioni di volontariato che ogni giorno lavorano per migliorare la condizione di questo quartiere. Fondamentalmente abbiamo voluto raccontare le storie, i vissuti di chi nonostante tutto ancora resiste. Vivendo ancora nel mio quartiere e conoscendo personalmente tutti gli intervenuti coi quali condividiamo da sempre idee e cammino è stato semplice contattarli e metterli insieme. Gli unici esterni al quartiere, si fa per dire, coi quali abbiamo avuto l’onore e il piacere di collaborare sono l’amico Sandro Ruotolo tra i pochi giornalisti se non l’unico a raccontare in modo esemplare, lontano dalla retorica e dal vittimismo, il nostro quartiere nel difficilissimo momento della faida del 2005 col bellissimo documentario: “La guerra nel golfo”. E infine l’altro carissimo amico Giancarlo De Cataldo, col quale abbiamo già precedentemente collaborato per lo spettacolo fra musica e teatro: “Generazione Suburbe”, scrittore che ha fatto della periferia il suo centro”.
C’è un episodio, un aneddoto, a riprova che lavorare di cultura può aiutare il cambiamento? Non so, una storia di redenzione di cui sei stato testimone? “Più che un episodio, vorrei ricordare il maggiore punto di riferimento culturale e storico del quartiere: il centro sociale GRIDAS (gruppo risveglio dal sonno), il là che ha dato forma alla resistenza culturale di Scampia, senza il quale probabilmente non esisterebbe neanche questo progetto. Il centro sociale fondato nel 1981, dal grandissimo artista Felice Pignataro (è suo il murale della copertina del progetto) si è posto lo scopo di risvegliare le coscienze assopite di Scampia. Tra le innumerevoli attività del GRIDAS si realizza dal 1983 ciò che ormai è diventato una tradizione: il carnevale di quartiere, filo rosso del documentario “Scampia trip” di Luigi Pingitore. Ma nonostante quasi trent’anni di lotta, di lavoro e di arte a servizio del quartiere il paradosso vuole che qualche giorno fa è arrivata un’ingiunzione di sgombero al GRIDAS. Nonostante da tanti anni il GRIDAS chieda di essere regolarizzato ed essere ufficialmente riconosciuto. Ci aspettiamo che l’amministrazione comunale difenda il lavoro culturale ed artistico di un luogo e di un artista che rappresentano la storia più bella che potesse mai essere scritta per un quartiere giovane che storia non ha”.
Perché nuove versioni di “A camorra song’io” e “’A67”? “Dopo quasi 5 anni dalla loro nascita abbiamo sentito il bisogno di rivisitarle, riadattandole al nuovo sound del gruppo che nel frattempo ha virato decisamente verso un Crossover/Rock aperto all’elettronica. Per quanto riguarda i testi abbiamo cercato di attualizzare i contenuti come, in particolare, nel caso di “‘A camorra song’ io” che, oltre ad essere stata ricantata in italiano, vede l’aggiunta dei seguenti versi: “… solo prendendo coscienza del male sarà possibile un reale cambiamento…”. Una risposta al nostro tanto amato presidente del consiglio, che accusa film come “Gomorra” di rovinare l’immagine del nostro paese e non si vergogna dei condannati in via definitiva che comodamente siedono nel nostro parlamento. Un governo che mette a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini ad essere informati e infine permette di distruggere i diritti acquisiti dai lavoratori in anni di lotte. Per fortuna c’è ancora chi (r)esiste”.






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