Martedì 23 Marzo
SCENARI PAGANI 2010
Festival di Teatro e Musica tredicesima edizione
DOPPIO GIOCO
c/o teatro centro sociale Pagani SA
info tel. 081 515 2931
Francesco Paolantoni porta in scena un classico del teatro comico di Eduardo. Uomo e galantuomo, per la regia di Armando Pugliese, è originale rivisitazione dell’opera scritta da De Filippo per il fratellastro Vincenzo Scarpetta, che racconta di una scalcinata compagnia teatrale protagonista di un’irresistibile commedia degli equivoci in un alberghetto di Bagnoli.
Gli attori di una scalcagnata compagnia teatrale sono ospitati a Bagnoli in un alberghetto, dove però si creano dei terribili equivoci. Saputo che la sua innamorata Bice è incinta, Alberto va a chiederne la mano, ma scopre che è gi? sposata con un conte e, per non comprometterla, si finge pazzo. Quando però racconta la verit? al Delegato di Polizia che vuole farlo internare, non viene creduto; né lo aiuta la testimonianza del capocomico Gennaro, che per salvare l’onore della donna appoggia la tesi della follia.
A risolvere la vicenda sar? la scoperta di un’avventura galante del conte, il quale, messo alle strette, comincia a sua volta a “fare il matto”. Forse lo stratagemma funzioner? anche per Gennaro e per i suoi comici. Questa nuova edizione di Uomo e Galantuomo è un’originale rivisitazione della commedia in tre atti scritta da Eduardo De Filippo nel 1922 per il fratellastro Vincenzo Scarpetta la cui prima messa in scena aveva il titolo Ho fatto il guaio? Riparerò! La commedia offre allo spettatore una serie di episodi irresistibilmente comici; uno in particolare, quello della prova della compagnia che potrebbe di per sé costituire l’oggetto di una farsa.
Un’altra scena indimenticabile è quella dell’ustionato Gennaro che deve andare nel laboratorio del dottore che lo medicher? . Il problema è che Gennaro ha salvato dall’acqua bollente solo la punta di un piede e il tallone dell’altro: quindi per alzarsi e camminare dovr? ben calcolare come muoversi: e così fa…ma non appena alzato emette un urlo di dolore sovrumano poiché ha sbagliato ad appoggiare in terra la punta e il tallone.
Armando Pugliese è un regista tra i più adatti alla riduzione in forma attuale di un testo della tradizione napoletana. Per la compagnia, intorno al protagonista Francesco Paolantoni, che sar? affiancato dalla partecipazione di Nando Paone, si è scelto di riunire attrici e attori dai percorsi professionali diversi ma tutti con la voglia di cimentarsi con un testo storico del repertorio tradizionale.
Il teatro a Napoli si è retto sempre, oltre che sui grandi ed indiscussi nomi, su una folta schiera di nobilissimi attori che con la loro professionalit? e bravura, sanno tener viva la tradizione della commedia napoletana con i suoi eterni quanto infallibili meccanismi.
E’ questo lo spirito dal quale parte questo progetto, con la voglia di proseguire e mantenere questa compagine artistica di sicuro valore e professionalit? , miscelando e riunendo una Compagnia di attori provenienti da varie esperienze teatrali in un classico della nostra comicit? .
Commedia allegra, riadattata e resa moderna si affaccia realisticamente su temi attuali (sic!). si propone nello stile e nella filologia del dettame teatrale degno dei migliori palcoscenici nazionali. Non delude ma, anzi, fa ridere di gusto, questo Uomo e Galantuomo, che interpreta fedelmente il desiderio di affrontare situazioni comuni e talvolta piuttosto “critiche” senza nessun intento di seriet? , ma con grande brio e leggerezza, facendo ricorso ad intrecci, coincidenze ed equivoci che rendano il tutto ancor più paradossale e vivace.
Il lavoro nell’insieme è davvero ben riuscito e piacevole.
Gli attori sono tutti perfetti ed azzeccati per i rispettivi personaggi, il ritmo è sempre acceso e la scena dominata dal movimento.
Sabato 06 Marzo 2010
Paolo Nani
La lettera
Inizio spettacolo ore 21.00 – €15 fuori abbonamento
SCENARI PAGANI 2010
Festival di Teatro e Musica
tredicesima edizione
DOPPIO GIOCO
c/o teatro centro sociale Pagani SA
info tel. 081 515 2931
Paolo Nani, ha vinto premi e riscosso successo sui palcoscenici di tutta Europa.
Artista italo-danese, per lui la definizione di mimo-attore è troppo semplice. Ma La lettera, lo spettacolo da lui ideato e interpretato, in realt? racchiude un’idea geniale: raccontare la storia de La Lettera 15 volte in altrettante varianti come: All’indietro, con sorprese, volgare, senza mani, horror, cinema muto, circo, ecc.ecc.
La Lettera è uno studio sullo stile, sulla sorpresa e sul ritmo, portati all’estremo della precisione ed efficacia comica, nella costante evoluzione dello spettacolo che si replica dal Gennaio ‘92.
La rappresentazione, infatti, consiste in variazioni su uno stesso tema, apparentemente quotidiano e poco originale: la redazione di una lettera, in cui però si inseriscono i giochi e le sorprese dell’attore, che rivoluziona ogni volta la situazione di partenza.
Senza pronunciare una sola parola per tutta la durata della performance, Paolo Nani riesce tuttavia ad instaurare un forte dialogo con il pubblico con il fascino del suo teatro gestuale.
Il tema de La Lettera è molto semplice: un uomo entra in scena, si siede a un tavolo, beve un sorso di vino che però sputa, essendo chissacchè, contempla la foto della nonna e scrive una lettera.
La imbusta, affranca e sta per uscire quando gli viene il dubbio che nella penna non ci sia inchiostro. controlla e constata che non ha scritto niente. Deluso, esce. Tutto qui. Il tema de La Lettera è liberamente ispirato al libro dello scrittore francese Raymond Queneau “Esercizi di Stile”, scritto nel 1947: Una breve storia è ripetuta 99 volte in altrettanti stili letterari.
Uno spettacolo esilarante “LA LETTERA” che arriva a contare più di 700 repliche. Paolo Nani costituisce insieme al mimo-attore Kristjan Ingimarsson (Islanda-Danimarca) la Produktion Fantasia, e insieme scrivono, producono e interpretano L’Arte di Morire.
Lo spettacolo è invitato a festival e stagioni teatrali in Danimarca, Finlandia, Norvegia, Italia, Belgio, Francia, Olanda e partecipa alla edizione 2004 del London International Mime Festival.
Nel 2004 L’Arte di Morire è nominato per il premio Årest Reumert (il premio nazionale danese per il teatro). Durante questi anni Paolo Nani ha insegnato a diverse riprese nella School of Stage Arts, diretta da Nullo Facchini, a Vordingborg (DK) e ha dato corsi in diversi paesi.
Tra gli altri si citano i corsi dati al National Theatre a Reykjavik (ISL), alla Scuola Teatro Dimitri in Svizzera e alla Scuola Nazionale Danese di Teatro a Copenhagen.
“Un classico della risata. “La Lettera” è uno dei migliori spettacoli comici degli ultimi 10 anni.
L’Eco di Bergamo
“Paolo Nani, un maestro del teatro senza testo.”
ABC, Madrid
“…uno dei grandi successi della scorsa edizione del London International Mime Festival.”
Evening Standard, Londra
“…male di pancia, dopo 80 minuti di risate ininterrotte.”
DV, Reykjavik
“Paolo Nani è un virtuoso della sua arte.”
Frankfurter Rundschau
“Così semplice, così geniale. “
Porsgrunns Dagblad, Norvegia
Paolo Nani, LA LETTERA, a Corsico, Milano, 31 Gen 09

Sabato 27 Febbraio 2010
Sandokan, o la fine dell’avventura
SCENARI PAGANI 2010 – Festival di Teatro e Musica – tredicesima edizione – DOPPIO GIOCO
c/o teatro centro sociale Pagani SA
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Il luogo in cui si svolge l’azione è una cucina dove la Tigre della Malesia con i suoi prodi rivive i suoi ultimi attacchi imperialistici e la passione per la Perla di Labuan senza alzarsi mai dal tavolo ingombro di carote e verdure.
Attorno al tavolo si raccolgono i quattro personaggi che, indossato il grembiule, iniziano a vivere le intricate gesta del pirata malese.
Perno dell’azione è l’ortaggio, in tutte le sue declinazioni: carote-soldatini, sedani-foresta, pomodori rosso sangue, patate-bombe, prezzemolo ornamentale.
E poi, cucchiai di legno come spade, grattugie come cannoni, una bacinella piena d’acqua per il mare del Borneo, scottex per cannocchiali, e ancora sacchetti di carta, coltellini, tritatutto…
Il racconto si affaccia alla mente degli spettatori, per poi esplodere con una frenesia folle che contagia. La cucina è casa di Sandokan, che diventa di volta in volta la nave dei pirati, la villa di Lord Guillonk, la foresta malese, la spiaggia di Mompracem. Fedele all’ideale di un ironico esotismo quotidiano e casalingo (è noto che Salgari non si avventurò mai oltre l’Adriatico) lo spettacolo – attraverso il ri-utilizzo di semplici oggetti d’uso – è un elogio all’immaginazione, che rischia di naufragare nel blob superficiale dei nostri tempi e al tempo stesso una satira di costume.
Piccoli uomini (noi) e i loro grandi sogni si scontrano in un gioco scenico buffo ed elementare. Chi avr? la meglio? I Sacchi di Sabbia sono un gruppo tosco-napoletano di “Comici dell’Arte”, formatosi a Pisa nel 1995. Debuttano nel 1996 con Riccardo III, Buckingh? m e a’ malafemmena, uno spettacolo che inaugura il percorso delle rivisitazioni shakespereane, presentato al Festival Internazione di Santarcangelo.
Nel luglio 1998 nasce lo studio su Faust, Pauperis oratorium Christi, primo traguardo di un ‘indagine sul sacro, alla luce di uno sguardo disincantato e ironico, segnalato dalla critica del progetto Eti “Il debutto di Amleto”, con la seguente motivazione: “Per la misurata ironia e l’equilibrio degli attori nella riappropriazione di un immaginario popolare in bilico tra sacro e profano”.
Nel 2001? I Sacchi di Sabbia iniziano un percorso sulla sottrazione della parola. Il primo lavoro, Orfeo. Il respiro, presentato al Festival di Santarcangelo, riceve una nomination al Premio UBU 2003 “per il loro intrecci di ironia, storia e metafisica”.
L’indagine sulla “gravit? fisica e metafisica del quotidiano si completer? con Tr? gos, nel 2004, un lavoro che consegna definitivamente la compagnia al successo di critica e pubblico su scala nazionale.
Nel 2006, Turma Infantium Suite, ritorna alla semplicit? di una storia dall’accento sacro e di grande suggestione, una salmodia per immagini e voci. 1939, del 2007, avvia una seria riflessione sull’agire nel presente, sulle sue declinazioni, sulla sua goffaggine: 1939 è un lavoro sull’impossibilit? di rappresentare la grande Storia, un’avventura antifascista dai toni tragici e grotteschi.
Sandokan o la fine dell’Avventura, l’ultimo lavoro della compagnia, ne segue le tracce in un percorso che si articoler? su un triennio.
Giovedì 18 Febbraio 2010
Compagnia Gli Ipocriti
MORSO DI LUNA NUOVA
SCENARI PAGANI 2010
Festival di Teatro e Musica
tredicesima edizione
DOPPIO GIOCO
c/o teatro centro sociale Pagani SA
info tel. 081 515 2931
Morso di luna nuova scritto da Erri De Luca, è un elegante e graffiante affresco sulla Napoli del 1943 nel quale si intrecciano micro e macro storie, vicende intime e marginali segnate dall’incedere violento e barbaro della Guerra.
In un rifugio antiaereo scosso dalle bombe, un piccolo gruppo di napoletani consuma la sua esistenza.
C’è un vecchio generale fascista a riposo, un giovane romantico, un ingenuo balbuziente, un disincantato falegname, un pescivendolo che cova in sé il segreto d’essere ebreo e la famiglia del portiere che gi? tesse trame di rivolta.
La rivolta che sfocer? nelle famose Quattro Giornate (27 -30 settembre ’43), che liberarono la citt? dall’oppressione tedesca. Quel popolino, rassegnato e sognatore, comincia a coltivare la propria dignit? , il proprio riscatto che, come per contagio, lentamente, si diffonde.
La rassegnazione lascia il posto alla rivendicazione. E quasi verrebbe da sperare che la Napoli di oggi possa ritrovare quello spirito e quell’orgoglio: ora, come allora, sta ai cittadini prendere in mano il proprio destino.
Morso di luna nuova è il morso di una citt? che addenta e insegue l’occupante intruso fino a sbatterlo fuori dalla citt? . È la storia di nove persone che senza più considerare et? , mestieri e storie differenti, rompono le distanze tra loro e vanno insieme e inventano la libert? .
L’emotivit? è l’elemento distintivo di questo spettacolo che traspare innanzitutto dall’uso di un linguaggio sanguigno e fatto di carne qual è il napoletano. Con tanto di dichiarazione programmatica: “Il talian è na lingua nu poco stitica, non come il napolitano nostro che per la fame che tiene si morsica pure le parole”.
Ma emotivit? è anche la carica interpretativa della napoletanit? raccontata nei suoi tratti più genuini: la fame di giustizia, il rispetto, l’ironia, la comicit? e infine quella convinzione atavica che “ha da pass? ’a nuttata”. Emotivit? come cifra narrativa e stilistica, per raccontare una storia che ha a che fare con la paura e con il coraggio e, in entrambi i casi, con la dignit? .
E il punto più alto di immedesimazione tra platea e palcoscenico lo si raggiunge con i rumori delle bombe, che arrivano improvvisi: un’esplosione dopo l’altra, la tensione aumenta, il panico anche. Erri de Luca, da scrittore raffinato qual è, sa dosare le emozioni.
Tesse una trama fatto anche di suoni antichi e battute sagaci capaci di ricreare, in un gioco tutto metateatrale, un lungo e divertente siparietto da avanspettacolo, affidato alla “coppia comica” del gruppo.
Per sollevare gli animi afflitti e senza speranza dei rifugiati non c’è niente di meglio che rispolverare il vecchio teatro, giocando con le parole e con la retorica delle canzoni patriottiche Ma Sepe evita ogni epica o retorica, e elabora uno spettacolo struggente ed emozionante, compatto ed efficacissimo, una partitura di corpi che corrono, di piccoli frammenti, di agili coreografie che sfruttano al meglio la semplicissima ed efficace scena fatta di pannelli che limitano angoli e spazi claustrofobici del rifugio antiaereo.
Nelle bellissime luci e nelle musiche il compito di evocare stagioni dell’anima e del nostro passato. Canzonette e valzer tragici, sono il vero filo conduttore delle tante storie: una danza dolente che avvolge la citt? e i suoi abitanti.
Morso di luna nuova si chiude così come si era aperto: un valzer frenetico fatto di correre. Che però, nel corso della storia, ha mutato di significato: scaricatosi di dosso il desiderio di fuga presente all’inizio, ora si danza e si corre per la libert? .
La luna nuova si è morsicata la vita vecchia e, almeno per un momento, ’a nuttata è passata.
Giobbe Covatta in
TRENTA
SCENARI PAGANI 2010
Festival di Teatro e Musica
tredicesima edizione
DOPPIO GIOCO
Trenta sono gli articoli di cui si compone la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dall’ONU il 10 dicembre 1948; trenta articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. E l’artista riflette su questi diritti fondamentali dell’uomo, raccontando con sarcasmo di chi questi diritti li ha solo sulla carta.
Inizio spettacolo ore 21.00 – €15 fuori abbonamento
Casa Babylon Theatre – Ente di rilievo Regionale
Segreteria
Centro Sociale Pagani
Via De Gasperi, 16
84016 Pagani (Salerno)
Telefono/Fax
081 5152931
E-mail
info@casababylon.it
ufficiostampa@casababylon.it
Sabato 06 Febbraio 2010
Paolo Caiazzo in
LIBERI TUTTI
SCENARI PAGANI 2010
Festival di Teatro e Musica
tredicesima edizione
DOPPIO GIOCO
A prima vista le circostanze e il clima culturale attuale non sembrerebbero propizi alla crescita di un rigoroso “altro teatro”, un teatro moderno che non descrive stati d’animo di personaggi, ma sottopone gli spettatori a una scossa emotiva.
Quello che viviamo è un tempo quasi orgiastico, schizofrenico, che ha travolto anche i più resistenti in una frenesia acritica e festaiola da villaggio turistico. Il consumo di massa innalza il fast food a sistema moderno di assimilazione.
Si divora in modo bulimico, si consuma solo ciò che si conosce e si conosce solo quello che passa per la televisione. L’ideologia del consumo vive grazie ad una sapiente anestesia sul pubblico; non si d? più importanza a nulla se non per breve tempo. Si assorbe e si dimentica all’infinito.
Ma come far durare qualcosa in questa epoca effimera? Come preservare la nostra memoria dalla tentazione di amnesia della societ? contemporanea, così sedotta dai supermercati culturali e televisivi? Due postulati ci vengono in soccorso nei momenti di scoramento. Il primo, veicolato da Che Guevara, dice: “Non si debbono sempre aspettare le condizioni favorevoli per iniziare una rivoluzione. Lo scoppio dell’insurrezione può bastare a crearle”.
Il secondo, da Pasolini, dice: “La verit? non può essere che contraddizione “ La risposta, la Cura, potrebbe essere questa. Non tanto scatenare rivoluzioni o fare gesti eclatanti, ma il senso civile di una resistenza piccola e ordinaria, il paziente e minuscolo lavoro di cura di ognuno di noi, che si china su qualcosa di apparentemente non così significativo, non così importante e – come dice Calvino – lo fa durare.
Il chinarsi su una cosa apparentemente minuscola ma per noi importante e attraverso il minuscolo spalancare la finestra sul tutto. Il minimo come proiezione sul tutto Una contraddizione vera, vitale e necessaria, figlia dei nostri tempi, simile a un doppio gioco, a un equilibrio di tipo circense che da una parte ha connaturato in sé l’ostinato e testardo rigore nel lavoro, e dall’altra strizza l’occhio e non si nega al grande pubblico.
Una contraddizione tutta interna all’oggetto teatro, in continuo e vitalissimo conflitto con se stesso: una forza progressista tesa al futuro e, insieme, istintualmente e dunque esteticamente, una forza del passato.
E la differenza tra questi due mondi risiede nella missione che il teatro dovrebbe avere; quali bisogni intellettuali e spirituali dovrebbe soddisfare. Se essere solo intrattenimento o spina nel piede dell’indolente vocazione all’autocompiacimento.
Scenari pagani è come un avamposto a cui è affidato una resistenza piccola e civile: in cui si gioca di contrasto, si documentano gli attraversamenti, gli accostamenti, gli atti poco codificati, la ricerca di segni e suoni, e si esaltando l’alterit? di tante proposte diverse, siano esse poetiche o drammaturgiche.
Grazie alla Provincia di Salerno alla Regione Campania e al Comune di Pagani al Ministero per i Beni e le Attivit? Culturali, all Fondazione cassa di Risparnio Salernitana e al prezioso contributo del Teatro Pubblico Campano e di Analisi Cliniche Mater Dei, la tredicesima edizione del Festival Scenari pagani anche quest’anno ospita artisti di assoluto primo piano e un cartellone di notevole interesse.
Il premio Scenari pagani anno 2010 sar? assegnato a Marco Baliani.

sabato 1 MARZO 2008 ore 21,00 – Teatro Centro Sociale di Pagani, Salerno, via de Gasperi, 16 – €.11,00
Compagnia Fortebraccio Teatro presenta
NNORDcon Sebastian Barbalan, Paolo Carbone, Guido Feruglio, Fabiana Gabanini, Roberto Latini, Vinicio Marchioni, Marco Vergani
drammaturgia e regia Roberto Latini
produzione fortebraccio teatro, fondazione pontedera teatro

Roberto Latini nato a Roma nel 1970, ha studiato presso lo Studio di Recitazione e di Ricerca teatrale diretto da Perla Peragallo dove si è diplomato nel 1992. È il vincitore di quattro concorsi nazionali per attori di prosa intitolati Wanda Capodagli, Prova d’Attore, Bruno Brugnola e Sergio Torresani.
Fondatore di diverse compagnie, FORTEBRACCIO TEATRO è riconosciuta dal 1999 dal Ministero per i Beni e le Attivit? Culturali e ha prodotto tra gli altri: Iago (2007), Le madonne, personaggi femminili in motion capture (2006), Ubu incatenato 2005), Per Ecuba Amleto, neutro plurale (2004), Buio Re da Edipo a Edipo in radiovisione (2003).
NNORD porta in scena un concetto, in realt? , una condizione: l’essere la parte a nord del mondo. Profondamente Nord è una dichiarazione che ammette uno spettacolo che fu di Leo de Berardinis e Perla Peragallo e che nel 1974 intitolavano una delle tappe del loro percorso, invece, “SUDD”. Non una risposta a quello, ma appena un pretesto, un omaggio. Pensato in scene separate, in successione, come dentro a una sequenza, lo spettacolo affronta in moduli diversi la medesima comune “condizione”. Non intorno ad una sensazione o dentro un pensiero, ma attraverso qualcosa che ci appartiene, ci detiene, e alla quale contribuiamo tutti: quello che abbiamo; quello che siamo.
NNORD è dove viviamo, quasi senza rendercene conto. È il nostro “matrix” quotidiano che si autoalimenta. E’ la volont? di portare in scena il Nord non in senso geografico ma mentale, sociale, politico, economico, quasi antropologico. E’ la reiterazione di uno stato che da qui giudichiamo normale e che invece non lo è.
Scene che scorrono davanti al pubblico come se fossero delle diapositive che però non ci mostrano luoghi lontani, ci mostrano noi stessi, le nostre assurde abitudini, i nostri modi di fare, le nostre convinzioni. Diapositive che ci tirano in ballo e ci bistrattano, per farci sentire sudisti e anche un po’ sudati. Come se fosse una sorta di diario collettivo.
La prima pagina di questo diario è un’esilarante scena, nella quale due identiche Marylin, invidiose l’una dell’altra, si sfidano a colpi di gag, cercando qualcosa che le differenzi.
Nella scena successiva, uno strambo individuo, aspetta ansioso lo scoccare della mezzanotte, il capodanno incombe e il countdown ha inizio 10…9…8…7…. Alle sue spalle succede di tutto, gente di ogni tipo compie le cose più assurde e grottesche che si possono immaginare. 4…3…2…1…Bang. Tutti si fermano tranne l’individuo con lo spumante in mano, che felicissimo brinda e distribuisce auguri a destra e a manca, guadagnandosi però, il biasimo e la derisione della gente gli stava intorno.
In un’altra un contadino irritato per la presenza di molti corvi sul suo terreno ne uccide uno. Dei brutti ceffi entrano in scena minacciosi, uno di loro gracchia, e il contadino capisce che per lui le cose si mettono male, inizia a correre e gli altri dietro. Tutti corrono ormai a zonzo, tanto che non si capisce più chi è inseguito e chi insegue. Dalla memoria, pare emergere un altro corvo, il corvo a cui Pasolini fa dire: ma dove corre l’umanit? ?
SCENARI PAGANI Festival di Teatro e Musica

info: Casa Babylon Teatro
Teatro Centro Sociale di Pagani Sa
via de Gasperi, 16
tel. 081 515 29 31
Venerdi 23 novembre 2007 (ore 19)
Sala “Ferruccio Guerritore” Forte La Carnale di Salerno, presentazione del libro “La voce mancante“. Dialogo con Carmelo Bene di Michele Schiavino e Lucia Di Giovanni (Plectica Edizioni), ne discutono con gli autori: Alfonso Amendola, Pasquale De Cristofaro, Marco Dotti e Luciana Libero.
A seguire proiezione del film “A piena voce” omaggio al grande attore-regista salentino.
(‘A piena voce’ di Carmelo Bene tenuta nell’ex chiesa di Sant’Apollonia, a Salerno, nell’ambito della rassegna “Corpo 900″, a cura di Pasquale De Cristofaro. L’intervista fu realizzata da Lucia Di Giovanni in occasione della “Lectura Dantis”, evento organizzato a Salerno nel febbraio 1982 dalla Cgil, dall’Arci e da Lab 2029″.)continuer? …
COLONNE di cemento, tubi innocenti e sacchi di terra. Scene di degrado urbano, chi guarda percepisce il disagio, la violenza che ogni napoletano sente sulla propria pelle. Però questa non è una storia che riguarda solo Napoli. A Napoli la goccia cade poi si espande. Impresa non facile, un adattamento teatrale di Gomorra, il libro di Roberto Saviano.
L’ha fatto Mario Gelardi, autore e regista napoletano che da tempo frequenta il teatro civile e le questioni difficili.
Sua è la regia di Gomorra, scritto insieme allo stesso Saviano, che debutta lunedì 29 ottobre al Teatro Mercadante di Napoli dove resta fino al 18 novembre e poi si sposta nelle principali citt? italiane. Uno spettacolo “scioccante e violento come i fatti veri che racconta”, dice il regista. Cinque storie scelte dal libro, “era impossibile raccontare tutto, non avremmo approfondito nulla”…
2 > 3 febbraio 2008 – Nuovo Teatro Diana Salerno
29 ottobre – 18 novembre 2007 | Sala Ridotto Mercadante Teatro Stabile di Napoli
GOMORRA
di Roberto Saviano
adattamento teatrale di Roberto Saviano e Mario Gelardi
regia Mario Gelardi
con Ivan Castiglione, Francesco Di Leva, Antonio Ianniello, Ernesto Mahieux, Giuseppe Miale Di Mauro, Adriano Pantaleo
Questo incredibile, sconvolgente viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra si apre e si chiude nel segno delle merci, del loro ciclo di vita. Le merci “fresche”, appena nate, che sotto le forme più svariate – pezzi di plastica, abiti griffati, videogiochi, orologi – arrivano al porto di Napoli , per essere stoccate e occultate, si riversano fuori dai giganteschi container per invadere palazzi appositamente svuotati di tutto, come creature sventrate, private delle viscere. E le merci ormai morte che, da tutta Italia e da mezza Europa, sotto forma di scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi, addirittura scheletri umani, vengono abusivamente “sversate” nelle campagne campane, dove avvelenano, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro dimore fastose e assurde – dacie russe, ville hollywoodiane, cattedrali di cemento e marmi preziosi – che non servono soltanto a certificare un raggiunto potere ma testimoniano utopie farneticanti, pulsioni messianiche, millenarismi oscuri.
Questa è oggi la camorra, anzi, il “Sistema”, visto che la parola “camorra” nessuno la usa più: da un lato un’organizzazione affaristica con ramificazioni impressionanti su tutto il pianeta e una zona grigia sempre più estesa in cui diventa arduo distinguere quanta ricchezza èprodotta direttamente dal sangue e quanta da semplici operazioni finanziarie. Dall’altro lato un fenomeno criminale profondamente influenzato dalla spettacolarizzazione mediatica, per cui i boss si ispirano negli abiti e nelle movenze a divi del cinema e a creature dell’immaginario, dai gangster di Tarantino alle sinistre apparizioni de Il corvo con Brandon Lee. Figure come Gennarino McKay, Sandokan Schiavone, Cicciotto di Mezzanotte, Ciruzzo ‘o Milionario, se non avessero provocato decine di morti ammazzati potrebbero sembrare in tutto e per tutto personaggi inventati da uno sceneggiatore con troppa fantasia.
In questo libro avvincente e scrupolosamente documentato Roberto Saviano ha ricostruito sia le spericolate logiche economico-finanziare ed espansionistiche dei clan del napoletano e del casertano, da Secondigliano a Casal di Principe, sia le fantasie infiammate che alle logiche imprenditoriali coniugano il fatalismo mortuario dei samurai del medioevo giapponese. Ne viene fuori un libro anomalo e potente, appassionato e brutale, al tempo stesso oggettivo e visionario, di indagine e di lettura, pieno di orrori come di fascino inquietante, un libro il cui giovanissimo autore, nato e cresciuto nelle terre della più efferata camorra, è sempre coinvolto in prima persona. Sono pagine che afferrano il lettore alla gola e lo trascinano in un abisso dove davvero nessuna immaginazione è in grado di arrivare.
Al via il laboratorio di sperimentazione
SALERNO. L’approfondita ricerca teorica, pratica ed esistenziale si fonde con la filosofia e la poesia al laboratorio di sperimentazione teatrale Scenidea che inizia, oggi, presso il Teatro Bis di via Salvatore Calenda. Diretto dalla maestra di scena, Antonella Parisi, e coordinato dal talentuoso Paolo Lista, Scenidea compie 24 anni tra il consenso e la partecipazione delle centinaia di persone che ne hanno apprezzato la grande seriet? professionale, l’impegno e la qualit? . Improvvisazione, tecniche espressive, linguaggi drammaturgichi, dizione: queste sono alcune delle tematiche affrontate nel corso dei tre anni del percorso didattico e della pratica teatrale proposti dall’iniziativa.
“Quello del nostro laboratorio è un ‘TEATRO TOTALE’ – osserva il regista Paolo Lista – Infatti trattiamo tutte le materie necessarie per arricchire la persona dal punto di vista personale e culturale. Lo consigliamo a tutti perchè come la palestra contribuisce al benessere del corpo, così il teatro aiuta quello dell’anima”.
Circa trenta, finora, gli iscritti al laboratorio, di tutte le et? e provenienti da tutto il salernitano:”Gli allievi possono avere dai 17 ai 60 anni – aggiunge il regista – Giunti al termine del percorso, ipiù promettenti saranno, poi, assorbiti nella compagnia del teatro”.
Il laboratorio che si articola in due sedute settimanali di due ore ciascuna, prevede, inoltre, anche week-end di full-immersion con training con training fisico per regalare, così, un’imperdibile esperienza a tutti i partecipanti. E non mancano occasioni neanche per chi il teatro ama goderlo dalla platea con la campagna abbonamenti 2007/08 del Bis.
Ad inaugurare la nuova stagione, il 20 e il 21 ottobre, sar? “Biancaneve” del Teatro del Carretto.
Guarda lo Spot
Per abbonamenti e iscrizioni infoline: 089.231559



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