A Thanksgiving Prayer

A John Dillinger con la speranza che sia sempre vivo

Giorno del Ringraziamento. 28 novembre 1986

Grazie per il tacchino selvatico e
i piccioni viaggiatori, destinati
a essere cacati attraverso le sane
budella americane.

Grazie per un Continente da saccheggiare e avvelenare.

Grazie per gli Indiani che ci procurano
quel tanto di stimoli e di pericoli.
Grazie per le immense mandrie di bisonti
da uccidere e scuoiare, lasciando le
carcasse a marcire.
Grazie per le laute ricompense sui lupi
e i coyotes.
Grazie per il Sogno Americano
da involgarire e falsificare fin quando
le nude menzogne non vi risplendano attraverso.
Grazie per il KKK
Per gli uomini di legge che incidono
una tacca per ogni negro ucciso
Per le rispettabili signore casa-e-chiesa
con le loro facce meschine, smunte,
sgradevoli, perverse.
Grazie per gli adesivi
«Ammazza un frocio in nome di Cristo».
Grazie per l’AIDS di laboratorio.
Grazie per il Proibizionismo e la
Lotta contro la Droga.
Grazie per un paese dove
a nessuno è dato di badare
ai fatti propri.
Grazie per una nazione di spie.
Sì, grazie per tutti i
ricordi… va bene, facci vedere
le tue braccia…
Sei sempre stato un problema
e ci hai proprio rotto i coglioni.
Grazie per l’ultimo e più grande
tradimento dell’ultimo e più grande
dei sogni umani.

Traduzione: Raffaella Marzano

William S. Burroughs (St. Louis, 5 febbraio 1914 / Lawrence, 2 agosto 1997), scrittore, saggista statunitense, appartenente al movimento della beat generation. La maggior parte dei lavori di Burroughs sono semi-autobiografici e ispirati alle sue esperienze di dipendente da oppiacei. Membro di primo piano della beat generation, è stato un autore di avanguardia che ha influenzato la cultura popolare e la letteratura. Per molti, un vero genio letterario del secondo dopoguerra, autore di alcune opere fondamentali della cultura underground: “La scimmia sulla schiena”, “Il pasto nudo”, “La morbida macchina”, “Nova Express”, ecc.

fonte: www.casadellapoesia.org

« Beat è il viaggio dantesco, il beat è Cristo, il beat è Ivan, il beat è qualunque uomo, qualunque uomo che rompa il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato? »
(Gregory Corso)

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